Ho avuto la fortuna di vivere a Pechino proprio durante le Olimpiadi. L'atmosfera era magica, una città nuova, pronta per ricevere atleti e turisti.
Pechino è divisa in cinque anelli che suddividono i vari distretti della città. Ogni distretto ha qualcosa di caratteristico.A Chongwen,ad esempio, si trova il Tiantan, il Tempio del Cielo; a Dongcheng c'è la Città Proibita e Piazza Tian'Anmen. Io risiedevo nel distretto di Haidian, la zona universitaria di Pechino, a NordOvest. Dalle mie parti i 老外 (laowai, stranieri) erano molto pochi e si potevano ancora vedere i vecchi venditori di grilli lungo le strade.
Un giorno, io e le mie compagne di viaggio siamo andate al 秀水市场 (Silk Market), un immenso stabile pieno di stand che vendono ogni tipo di vestito, oggetto e souvenir. Questo è uno dei luoghi principali per la contrattazione, pratica obbligatoria in Cina per comprare qualsiasi cosa, cibo escluso.
Tra i vari stand abbiamo incontrato gente da ogni parte del mondo, semplici turisti, ma anche atleti e giornalisti. Ognuno di loro cercava di comprare al prezzo più basso possibile. E' inutile dire che chi riesce a contrattare in cinese, è decisamente avvantaggiato.
Quel giorno, mentre discutevamo per un paio di scarpe, siamo state salutate da due ragazzi italiani. Da brave compaesane abbiamo intrattenuto un'allegra conversazione, dando consigli su dove andare a mangiare del vero cibo cinese e su alcuni modi di dire tipici. Ad un tratto è apparso un altro baldo giovane italiano che con aria spavalda si vantava di aver comprato un paio di scarpe (orribili) per la straordinaria cifra di 2 Euro. "Ah, quindi voi studiate cinese..! Non avete proprio nulla da fare nella vostra vita" ci dice con fare spocchioso, " e da quanto siete qui?" Gli abbiamo risposto che eravamo a Pechino da un mese e mezzo, e che sebbene fossimo contente di tornare a casa, la Cina ci sarebbe mancata un po'. "Io sono qui da 25 giorni e non ne posso più, due palle questo posto! Ho mangiato solo al Mc Donald's, che tra l'altro non ha le stesse cose italiane."
Dopo aver finito questo suo teatrino si è incamminato tra altri stand. Da lontano abbiamo visto che una ragazza cinese gli si era avvicinata per chiedergli delle spille (n.d.R. date le Olimpiadi, molti ragazzi cinesi facevano a gara per accaparrarsi più spille-souvenir dei paesi in gara). Il tizio si gira verso di noi e con aria crudele urla in italiano:"Bella, guarda che le olimpiadi sono finite!!"
"Italiani brava gente" recitava una canzone di Bennato...
3 commenti:
Della serie "non facciamoci riconoscere".
Mi pare una cosa incredibile che uno, una volta in un luogo, non provi ciò che c'è di tipico: se non vuoi aprirti, non andarci! Questo mi pare il classico turismo fatto per dire "io in Cina ci sono stato", non "io ho visto la Cina". E il discorso può essere esteso a tutti gli Stati, ovviamente.
bella la descrizione di Pechino!
benchè la cina non mi affascini,mi domando come abbia fatto quel tipo ad andare in un posto così lontano e a fare lo spaccone con la gente del posto perchè parla e si comporta in modo diverso dal suo.
Alla fine quello che ha senso (per me..)vedere di un paese non sono tanto i monumenti storici e naturali(ce n'è dappertutto e non sono poi così diversi tra loro...),quanto la gente che in quel posto ci vive e il loro modo di fare.Purtroppo quella del turista è necessariamente una posizione distaccata ed è più difficile avvicinarsi agli 'indigeni' che quando si è li per motivi di lavoro o studio,come nel tuo caso.
Ora mi ricordo da dove vengono i luoghi comuni sugli italiani. Ed è illuminante sapere dove può portare l'ignoranza...
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