domenica 7 settembre 2008

Italiani all'estero

Dopo aver brevemente discusso sulla questione linguistica italiana, sposterei l'attenzione alla questione dell'educazione ai giorni nostri.
Ho avuto la fortuna di vivere a Pechino proprio durante le Olimpiadi. L'atmosfera era magica, una città nuova, pronta per ricevere atleti e turisti.
Pechino è divisa in cinque anelli che suddividono i vari distretti della città. Ogni distretto ha qualcosa di caratteristico.A Chongwen,ad esempio, si trova il Tiantan, il Tempio del Cielo; a Dongcheng c'è la Città Proibita e Piazza Tian'Anmen. Io
risiedevo nel distretto di Haidian, la zona universitaria di Pechino, a NordOvest. Dalle mie parti i 老外 (laowai, stranieri) erano molto pochi e si potevano ancora vedere i vecchi venditori di grilli lungo le strade.
Un giorno, io e le mie compagne di viaggio siamo andate al 秀水市场 (Silk Market), un immenso stabile pieno di stand che vendono ogni tipo di vestito, oggetto e souvenir. Questo è uno dei luoghi principali per la contrattazione, pratica obbligatoria in Cina per comprare qualsiasi cosa, cibo escluso.
Tra i vari stand abbiamo incontrato gente da ogni parte del mondo, semplici turisti, ma anche atleti e giornalisti. Ognuno di loro cercava di comprare al prezzo più basso possibile. E' inutile dire che chi riesce a contrattare in cinese, è decisamente avvantaggiato.
Quel giorno, mentre discutevamo per un paio di scarpe, siamo state salutate da due ragazzi italiani. Da brave compaesane abbiamo intrattenuto un'allegra conversazione, dando consigli su dove andare a mangiare del vero cibo cinese e su alcuni modi di dire tipici. Ad un tratto è apparso un altro baldo giovane italiano che con aria spavalda si vantava di aver comp
rato un paio di scarpe (orribili) per la straordinaria cifra di 2 Euro. "Ah, quindi voi studiate cinese..! Non avete proprio nulla da fare nella vostra vita" ci dice con fare spocchioso, " e da quanto siete qui?" Gli abbiamo risposto che eravamo a Pechino da un mese e mezzo, e che sebbene fossimo contente di tornare a casa, la Cina ci sarebbe mancata un po'. "Io sono qui da 25 giorni e non ne posso più, due palle questo posto! Ho mangiato solo al Mc Donald's, che tra l'altro non ha le stesse cose italiane."
Dopo aver finito questo suo teatrino si è incamminato tra altri stand. Da lontano abbiamo visto che una ragazza cinese gli si era avvicinata per chiedergli delle spille (n.d.R. date le Olimpiadi, molti ragazzi cinesi facevano a gara per accaparrarsi più spille-souvenir dei paesi in gara). Il tizio si gira verso di noi e con aria crudele urla in italiano:"Bella, guarda che le olimpiadi sono finite!!"
"Italiani brava gente" recitava una canzone di Bennato...


3 commenti:

M. ha detto...

Della serie "non facciamoci riconoscere".
Mi pare una cosa incredibile che uno, una volta in un luogo, non provi ciò che c'è di tipico: se non vuoi aprirti, non andarci! Questo mi pare il classico turismo fatto per dire "io in Cina ci sono stato", non "io ho visto la Cina". E il discorso può essere esteso a tutti gli Stati, ovviamente.

fresco ha detto...

bella la descrizione di Pechino!
benchè la cina non mi affascini,mi domando come abbia fatto quel tipo ad andare in un posto così lontano e a fare lo spaccone con la gente del posto perchè parla e si comporta in modo diverso dal suo.
Alla fine quello che ha senso (per me..)vedere di un paese non sono tanto i monumenti storici e naturali(ce n'è dappertutto e non sono poi così diversi tra loro...),quanto la gente che in quel posto ci vive e il loro modo di fare.Purtroppo quella del turista è necessariamente una posizione distaccata ed è più difficile avvicinarsi agli 'indigeni' che quando si è li per motivi di lavoro o studio,come nel tuo caso.

Laura ha detto...

Ora mi ricordo da dove vengono i luoghi comuni sugli italiani. Ed è illuminante sapere dove può portare l'ignoranza...