mercoledì 11 novembre 2009

Doppio gioco.

In fondo, ognuno di noi vive più vite ma si trova fatalmente costretto al tempo di una.

La città è incrostata di papiri, impiastricciata come le mani di un bambino.
–Dottore, dottore!
Lasciatemi in pace, vi prego. Questo vuoto di senso mi schiaccia, questo senso di vuoto.
Tiriamo a sorte, ruotiamo la roulette.
–Dottore, dottore!

Il tema del doppio non muore mai, ha capito signor Hyde?
–I comunisti mi fanno schifo. Li ammazzerei tutti, ora.
–Non è mai esistito un negro intelligente.
Poi si scopre che il professore di turno è rosso.
–L'America ha sbagliato tutto. Sono un gruppo di zotici.
–Le minoranze oppresse combattono con molta intelligenza contro i carnefici bianchi.
Capisce, signor Hyde, la situazione?
–...con la lingua nella bocca/ad Andrea che...ma no, ragazze! Non dovevate scrivere questo sul papiro! Chissà i miei adesso...che vergogna!Uuuuh, che vergogna!
Una settimana prima, signor Hyde, questa ragazza diceva "spero proprio che mi facciano un bel papiro": capisce?
–Io non farò mai una festa né voglio papiri!
L'ho trovata ubriaca marcia e appesa ad un muro vicino all'università.
Non possiamo dire che sia solo una finzione letteraria, sto benedetto tema del doppio, caro signor Hyde, non possiamo proprio. Cosa? Mi sta dicendo che forse non è questione di doppio questa, ma di incoerenza? O che l'incoerenza porta al doppio?

Quale che sia la risposta, la citazione di Battiato non si riesce a riempire.

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