Lei era alta e snella, o forse noi eravamo dei visionari brufolosi.
Passammo ore e ore a studiare accuratamente le mosse per avvicinarci a Lei, per provare a buttare là qualche parola, una battutina facile facile. Autoironia, la mossa vincente.
Giurammo di non studiare mai più tanto per niente.
Ma il ricordo di quegli omini-brufolo chini sui libri, abbagliati dalle prime notizie in internet, con le orecchie tese, in classe, a captare ogni piccolo involontario consiglio utile uscito da quella bocca d’angelo, è più attuale che mai, dato che la situazione del maschio medio non è tanto cambiata, nemmeno con l’età.
Almeno allora non avevamo l’internet di oggi, il cosiddetto web 2.0, e dovevamo arrangiarci con le scarse tecnologie in nostro possesso: un cellulare senza fotocamera, un motorino (si, uno per cinque persone), e l’ora di ginnastica. Cosa c’entra l’ora di ginnastica? Signori miei, era la tecnologia principe! Vabbè, il termine non sarà corretto, ma l’uso e il fine “accalappiatorio”, erano gli stessi di quelli di un iPod o di un BlackBerry oggi. Durante l’ora di ginnastica, tra quei mille strumenti di tortura d’altri tempi riconvertiti ad attrezzi ginnici, il maschio-brufolo, e pure il maschio e basta, si trova perfettamente a suo agio, sempre che non sia un secchione: è nel suo ambiente naturale, come un pinguino in Antartide. Poco uso della testa, molto del corpo, un paradiso. Confesso di non essere mai stato in grado di fare la capriola, ma la cosa non mi ha segnato più di tanto, anzi, è un vanto per me. Comunque, nell’ora di educazione fisica noi facevamo a gara a fare la cazzata più grande per farci notare, o a fare la performance migliore, tipo saltare 1.70 per la prova di salto in alto e, mentre si eseguiva il movimento di rotazione dorsale dello stile “fossburi”, come dicono tutti e nessuno sa scrivere, mandare un bacio al pubblico. Ho fatto ben di peggio, come saltare in rotazione di 360 gradi, ma forse di più, e cadere rovinosamente col ginocchio sul mio labbro inferiore, tra dolore e sangue, per la troppa torsione data al movimento, ma ero solo e non volevo mettermi in mostra: volevo provare, da bravo brufolo.
E dopo ore di salti e spinte e tiri, bagnato fradicio di sudore, con l’espressione contratta in una smorfia di dolore misto fatica, pensavi di essere riuscito a far colpo su di Lei, e, naturalmente, pensavi male.
Ma era bello senza tecnologie avanzate perché sentivi che lo sforzo era tuo, e il risultato sarebbe stato assolutamente migliore, se fosse arrivato.
Amen.
Mi ricordo il fingere di essere uomini, anche se, devo dire la verità, non era la mia pratica preferita, come non lo è nemmeno adesso. Gli altri brufolosi discutevano di motori, di quanto facesse guadagnare in velocità e ripresa un carburatore nuovo sul Ciao, e di donne, di sesso, che poi nessuno aveva realmente provato. Ma si sa, il sesso è l’ossessione principe del maschio.
I primi fortunati possessori di internet iniziarono a diventare assidui fruitori dei primi siti porno, quelli gratuiti, e ad imparare qualcosa in più sull’uso dei computer e dei vari softwares. L’abilità base era legata ad Internet Explorer e consisteva nel cancellare cronologia, files temporanei, e cookies. Avere queste abilità significava diventare l’amico numero uno, quello capace, quello che ti avrebbe salvato, ma non occorreva che fosse anche discreto, non con gli amici: era un vanto il numero di pagine visitate in quei determinati siti.
Noi, e tutti quelli della mia generazione, crescemmo molto male. Infatti, aggiungendo a internet i telefilms americani, possiamo notare come il contatto con la realtà non fu altro che orrendamente traumatico per il branco di brufolosi che eravamo. In ogni caso è molto probabile che gli attuali informatici abbiano iniziato così: vedete voi se ringraziarli o no.